ITINERARIO

Morfologia dell’alta murgia

I Biomi dell’Alta Murgia

Il paesaggio rurale

Piccola guida alla flora e fauna

Il parco dell' Alta murgia  

 

 

 

 

 

Il territorio del Parco rurale dell’Alta Murgia  confina ad Ovest con la Basilicata, a Nord-ovest con il Tavoliere, a Nord-est con il Mare Adriatico e a Sud–est  con la Murgia detta sud-orientale

Quest’area è compresa nei territori comunali di Andria, Corato, Ruvo di Puglia, Bitonto, Palo del Colle, Grumo Appula, Altamura, Gravina, Spinazzola, Minervino Murge.

Una vastissima piattaforma di calcare erosa e scavata dall’acqua, modificata profondamente dall’uomo, eppure ricca di interesse naturalistico, l’Alta Murgia è stata più volte definita il “cuore di pietra” della Puglia, terra che affascinò Federico II di Svevia.

 

 

 

 

La durezza e l'aspetto, in alcuni tratti quasi lunare, fanno sí che gli innumerevoli segni che caratterizzano questo paesaggio si sottraggano ad uno sguardo superficiale. Eppure l'Alta Murgia nasconde un paesaggio straordinario.Basta percorrere una qualsiasi strada che attraversi l'Alta Murgia oppure andare a piedi dovunque sull'altopiano, per rendersi conto della particolare configurazione spaziale che garantisce ancora, tra l'altro, il diritto alla 'solitudine', bene sempre più raro e prezioso nella nostra congestionata società.

Il paesaggio dell'Alta Murgia si presenta saturo di una infinità di segni fisici e antropici, mutuamente interdipendenti, che sanciscono un equilibrio secolare tra l'ambiente e l'attività agro-pastorale. All'ignoto visitatore, perciò, oltre a consigliare la primavera - stagione in cui germoglia una vegetazione tra le più interessanti del Mediterraneo - o l'autunno - stagione in cui si cammina sull'Alta Murgia quasi con gli occhi, in cerca dei famosi funghi cardoncelli - diremo anche di attendere, sempre in quella ingrata giornata d'agosto, il vespro, per verificare come colori, profumi, pietre e manufatti mutano il loro aspetto, quasi a garantire l'estrema variabilità che caratterizza questo originale paesaggio agrario.

 

 

 

 

                                                                                             

L’alta Murgia si presenta come un territorio di forma rettangolare, simile ad un quadrilatero allungato, che comprende circa 100.000 ha. É circondata dalla Fossa Bradanica la quale collega a sua volta le montagne lucane che si affacciano sulla costa ionica.

Il paesaggio presenta deformazioni di scarsa entità dovute da piegamenti e faglie corrispondenti a depressioni, scarpate, gradoni, e solchi torrentizi di erosione chiamate lame. La presenza di quest’ultimi causano una sorta di salti di livello molto evidenti all’occhio del turista; al contrario, la presenza di gradoni terrazzati, è addolcita dall’azione marina.

 

I rilievi più alti sono i rilievi di Monte Caccia (679 mt), e Torre Disperata (677 mt).

Per la sua  posizione strategica, sia rispetto al mare che alle montagne, l'altopiano murgiano, le cui quote variano da un minimo di 340 metri ad un massimo di 679 metri, è interessato da un clima particolare: accentuata ventilazione, estati piuttosto secche ed inverni moderatamente rigidi; condizioni che determinano l'alternarsi di due stagioni favorevoli alla vegetazione, quali la primavera e l'autunno.

I circa 60.000 ha della Murgia, sono costituiti da più tipi di pascoli, quali i pascoli rocciosi, i pascoli cespugliati, pascoli arborati e garighe, mentre la restante parte su un totale di circa 90.000 ha, è ricoperta da boschi cedui, di interventi di riforestazione a conifere e infine coltivazione di cereali vari e in particolare grano duro.Questi pascoli, sono la conseguenza di numerosi disboscamenti dovuti dall’azione dell’uomo. Infatti, secondo statistica, il paesaggio della Murgia risulta disboscato di circa il 90%. Oltre che per motivi di pascolo, il disboscamento è stato dovuto per ovvie ragioni economiche-mercantili, cioè sui possibili guadagni sulla vendita del legno.   

 

  

 I BIOMI DELL’ALTA MURGIA

 

 L’attuale aspetto vegetazionale dominante, e’ quello delle Steppe mediterranee. La comparsa di questo ambiente è stata determinata dall’uomo, ma clima e fenomeni carsici ne hanno favorito l’estensione. Laddove viene a mancare una copertura arborea, il terreno è più facilmente soggetto all’azione di dilavamento esercitata dalle acque piovane e dal vento per cui lo strato di roccia calcarea viene alla luce. Nonostante tutti questi fattori limitanti, la natura, è stata in grado di ricolonizzare, almeno in parte, un territorio spoglio, tanto che oggi le Murge mostrano uno degli aspetti vegetazionali più interessanti della Puglia.

Laddove nelle fratture e cavità delle rocce si deposita una sufficiente quantità di terreno agrario, appaiono le prime piante superiori le quali presentano numerosi adattamenti ad un ambiente di vita molto difficile

- piante che hanno un bulbo sotterraneo nel quale superano i difficili periodi climatici (Orchidee, Urgitea, Asfodelo);

- piante dotate di foglie e fusti carnosi ricchi di tessuti all’interno dei quali immagazzinano acqua (Sedum ),

- piante con lamina fogliare ridotta (microfillia) che riduce al minimo le perdite d’acqua per evapotraspirazione (Pettine di Venere, Timo, Santoreggia );

- piante con foglie dotate di una ricca peluria (tomentosità) sulle quali condensa l’acqua traspirata rallentando così le ulteriori perdite (Borsa del Pastore),

- piante con caratteristiche di non appetibilità per difendersi dal morso del bestiame mediante spine (cardo) o mediante sostanze tossiche (Ferula, Asfodelo),

- piante che hanno ciclo annuale che prevede lo stadio di seme nel periodo climatico critico, in particolare in estate (graminacee).

Tutte le piante del territorio hanno modellato il proprio ciclo vegetativo alle caratteristiche climatiche presentando due stagioni favorevoli separate da due periodi quiescienti.

E’ soprattutto l’avifauna che ha colonizzato questi ambienti e sono circa una decina le specie ad esso strettamente legate: tra di esse, alcune specie di alaudidi, piccoli passeriformi, e inoltre, calandra, grillaio, occhione, gallina prataiola.

 Tra i mammiferi sono presenti la volpe, in grado di sfruttare tutti gli habitat, la donnola che pone la sua tana nei muretti a secco, la faina, più rara delle due specie precedenti. Dove è presente un sufficiente strato di terreno si incontrano numerosi cumuli di terreno prodotti dall’attività della talpa e un piccolo mammifero caratteristico delle aree aperte, l’arvicola di Savi, la cui alimentazione è strettamente vegetariana. Tra gli anfibi sono da segnalare la rana verde il tritone italiano e la biscia dal collare.

Altro aspetto vegetazionale del territorio è rappresentato da lembi di Macchia Mediterranea, un consorzio vegetale caratterizzato da un denso strato arbustivo in cui si perde l’individualità delle singole piante che sfuma in un complesso intrico vegetale che lascia poco spazio persino alle specie erbacee. Dalla costa, la macchia mediterranea risale le naturali vie di comunicazione con l’interno, trovandosi sul fondo e sui fianchi di lame e gravine. Nei casi in cui le condizioni microclimatiche, la pendenza, il substrato e la mano dell’uomo sono state clementi, la macchia evolve nella Foresta  temperata.

La specie arborea più rappresentativa di questo tipo di bosco è la Roverella (Quercus pubescens,) .La vegetazione a Roverella forma una fascia che abbraccia le cime più alte spingendosi sin oltre i 500 mt. s.l.m., limite anche della coltura del mandorlo, confinando in basso con la vegetazione di tipo mediterraneo dove comincia la coltura specializzata dell’ulivo.

Le altre specie di querce presenti sono il Fragno, che in verità è più diffuso nel territorio di sud-est, il Cerro, la Quercia Spinosa, il Farnetto e il Leccio.

Il Pino d’Aleppo e varie specie di Cipresso non presenti naturalmente in origine  furono utilizzate, a partire dagli anni venti, per rimboschire un’ampia superficie situata tra i comuni di Cassano e Altamura; ma a distanza di settanta anni addentrandosi nel fitto della pineta riesce difficile pensare di essere in un ambiente di Foresta artificiale (rimboschimento) tanto il bosco ha assunto un aspetto naturale. Specie esotiche, seguendo un’evoluzione naturale, stanno lentamente scomparendo lasciando spazio al pino che a sua volta comincia ad essere sostituito dalla formazione tipica dell’area, il querceto a Roverella, Quercia Spinosa e Leccio.In questo tipo di bosco possiamo trovare tra i mammiferi il tasso, l’istrice,la volpe, la faina, e cinghiale.Non sono infrequenti tra i rettili ramarri, cervoni, colubri, tartarughe terrestri, vipere e scorzoni.

 

Il patrimonio rurale, le poste, gli jazzi e le masserie

 

Nel corso degli anni il territorio murgiano ha subito un lungo processo di trasformazione , attraverso il quale si è delineato un "paesaggio" che esprime forme  culturalmente riconoscibili e che, a tutt'oggi, è caratterizzato da una propria inconfondibile identità.

La civiltà rupestre Pugliese, lungo le lame, le gravine e i solchi torrentizi nacque con la penetrazione dei monaci basiliani provenienti dall’oriente. Tra il IX e XIV secolo d.C. furono realizzate molte chiese rupestri e cappelle, a volte adornate da affreschi e decorazioni parietali di notevole fattura.

Nel periodo normanno-svevo-angioino vennero costruite invece, opere storico-architettoniche, quali Castel del Monte , castello del Garagnone e quello di Gravina. Tra l'XI e il XVI secolo sorsero e si svilupparono diversi casali o villaggi rurali, organizzati in masserie e non.

 

Le poste e gli jazzi

Dal XV secolo i territori della Dogana delle pecore di Puglia furono organizzati in locazioni e riposi collocati nei luoghi più esposti a mezzogiorno e difese dalla tramontana.

Mungituro

Mungituro

Le strutture architettoniche destinate all'allevamento ovino presero il nome di 'jazzi', spesso costruiti, specialmente nelle zone più interne, gli jazzi affollano e movimentano ancora oggi le distese sassose delle Murge.

Essi erano costituiti da un ampio recinto suddiviso in scomparti; da stalle (lamioni); da abitazioni per gli operatori consistenti in poche stanze e sempre corredate da tipici camini. E dal mungituro, struttura costituita da una costruzione centrale di forma generalmente quadrangolare, fornita di due aperture contrapposte comunicanti, ognuna, con un recinto esterno di forma circolare.

Le masserie

A partire dall'XV secolo, e fino al XIX secolo venne costruita una innumerevole serie di strutture e di manufatti a supporto di un intenso sfruttamento pastorale-cerealicolo del territorio. È in questo periodo che si forma, infatti, quella fitta maglia di masserie, poste, jazzi che giungerà fino ai giorni nostri.

Tra la fine del XVII secolo e il XIX secolo le masserie si posero gradualmente al centro della organizzazione degli estesi latifondi in cui il territorio era diviso.

In genere non mancava quasi mai una chiesetta per far si che i lavoratori non dovessero lasciare le campagne durante i lavori stagionali, per le funzioni religiose festive. Molte di esse durante il XVI e XVII secolo vennero munite di mura di cinta , torri merlate e caditoi con funzione difensiva. Tra il XIX secolo e la prima metà del XX secolo molte furono dotate di casino padronale. Molti gli accorgimenti usati per reperire e conservare quel bene così raro rappresentato dall'acqua.

Gli altri elementi che costituivano la masseria erano l'aia, le stalle, i depositi per gli attrezzi e le sementi e lo staturo per la raccolta del letame. Attorno ad ogni masseria muri e chiusure delimitavano quei piccoli spazi che contenevano quasi sempre colture ortive, alberi da frutta (giardino), la para per le api e quant'altro poteva servire all'autoconsumo dei massari o al piccolissimo commercio.

Spesso gli jazzi erano associati alle masserie ora come strutture autonome e distaccate, ora come parte integrante delle stesse.

 

 

 

 

PICCOLA GUIDA ALLA

FLORA E ALLA FAUNA

DELL’ALTA MURGIA

 

 

 

 

 

 

Anfibi

Rana verde

Rospo comune

Rospo smeraldino

Tritone italico

Rettili

Lucertola

Ramarro

Vipera

Geco di Koschy

Cervone

Mammiferi

Lepre

Volpe

Riccio

Faina

Uccelli

Falco lanario

Falco grillaio

Calandra

Calandrella

Piante erbacee-arbusti

Asfodelo

Ferula

Croco

Iris

Ophrys mateolana

Asparago

Rosa canina

Alberi

Roverella

Fragno

Leccio

Quercia coccifera

Perastro

Cerro

 

 

ANFIBI

       

Rospo Smeraldino ROSPO SMERALDINO

 

FAMIGLIA:Bufonidi

GENERE: Bufo

SPECIE : Bufo viridis

 

1)    Il rospo smeraldino è piccolo con le femmine che raramente giungono a 10 cm.

2)  Possiede una caratteristica colorazione del dorso verde con macchie verdastre spesso bordate di scuro

3)  Emette un verso alto, intenso e armonioso che ricorda il trillo del grillo

4)  Predilige ambienti sabbiosi e spesso vive nei centri abitati ove passa del tutto inosservato

5)  Attivo soprattutto di notte



                             ROSPO COMUNE

ORDINE: Anuri               

FAMIGLIA:Bufonidi

GENERE: Bufo

SPECIE : Bufo bufo

 

 

Caratteristiche:

·       Ha una corporatura tozza e una pelle dall’aspetto verrucoso

·       Il dorso ha una colorazione assai variabile, tra il marrone - giallastro, il rossastro e il grigio-olivastro, con macchie scure poco definite.

·       Dietro agli occhi sono ben evidenti due grossi e lunghi rigonfiamenti contenenti ghiandole velenose.

·       Gli occhi sono sporgenti e la pupilla è ellittica, disposta orizzontalmente.

·       Il maschio è lungo al massimo 10 cm mentre la femmina non di rado supera i 15 cm.

·       In proporzione, il maschio ha zampe anteriori più robuste. Il canto riproduttivo è un "oeck" non molto sonoro. Le uova del rospo comune sono facilmente riconoscibili perché sono contenute in lunghissimi cordoni gelatinosi; le larve, fino alla metamorfosi, sono completamente nere.

Habitat:. Grazie alla pelle molto spessa può vivere anche in luoghi relativamente aridi, talvolta a vari chilometri dall’acqua. Durante la notte è molto vorace, si sposta alla ricerca di cibo: insetti, vermi e lumache. Di giorno invece rimane nascosta nelle cavità del terreno, uscendo solo in caso di pioggia. La pelle contiene una sostanza velenosa che può fuoriuscire ma, contrariamente alle dicerie popolari, non può venire spruzzata. Si riproduce in raccolte d’acqua di varia natura, anche artificiali, ma soprattutto stagni e rive dei laghi. Ogni femmina depone fino a 10.000 uova in un cordone gelatinoso lungo alcuni metri che viene fissato alla vegetazione acquatica. Il  rospo è ampiamente diffuso e piuttosto comune; nelle zone ad agricoltura intensiva è però in forte regresso.

 

 

                       RANA VERDE

 

 

 

 

 

Classe      Anfibi               

Ordine     Anuri

Famiglia   Ranidae

Genere: Rana

Specie: Rana Esculenta

 

Descrizione:Dorso di solito verde, meno chiaro che in R. lessonae.

-         Cosce con parti inferiori marmoreggiate di giallo, più chiaro che in lessonae, e di nero; il giallo in genere non si estende fino ai fianchi del corpo.

-         I sacchi vocali dei maschi sono di solito biancastri,ma talora grigi.

-         L'abito nuziale dei maschi in fregola presenta il dorso verde-giallastro, macchie dorsali scure quasi invisibili, ventre più o meno biancastro.

 

Alimentazione:E' attiva di giorno e di notte e si nutre di anellidi, molluschi, larve di insetti, crostacei, insetti vari.

 

Curiosità: Le rane verdi usano le loro robuste gambe per raggiungere, con uno o più salti le prede.


 

TRITONE ITALICO

 

Classe      Anfibi

Ordine     Urodeli

Famiglia   Salamandridi

Genere: Triturus

Specie     Triturus vulgaris

 

Descrizione:

·       Lunghezza da 7 a 9 cm, eccezionalmente fino a 11 cm.

·       Il maschio ha dimensioni maggiori della femmina.

·       La pelle è leggermente verrucosa e piuttosto vellutata.

·        In primavera, dopo l’entrata in acqua, la pelle diventa liscia.

·       Il corpo e la coda sono marcate da chiazze nere;

·       Nel maschio le dentellature della cresta superiore sono quasi sempre nere.

·       Il centro del ventre è di colore arancio.

 

Habitat:

·       Vive in boschi,brughiere,paludi, in zone montuose di pianura e in acque stagnanti di ogni genere e origine.

·        In inverno va in letargo sotto grosse pietre, muschio e radici d’albero; in genere ovunque sia è protetto dal gelo.

 

 

RETTILI

 

                                           Ramarro                         

Ordine: Squamati

Famiglia  : Sauri

Genere: Lucertola

Specie: Lucertola viridis

 

Caratteristiche:

 

o      Il più grosso sauro pugliese;

o      Si distingue dalla lucertola per il colore, per le maggiori dimensioni e per la particolarità che facilmente sfuggono all’osservatore;

o      Lunghezza media: 40 cm per i maschi, 38 cm per la femmine;

o      Le parti superiori del corpo sono ricoperte da placchette carenate;sotto la gola hanno un collaretto di scaglie abbastanza grandi.

o      Su ogni femore, i ramarri hanno da 13 a 23 pori collegati con ghiandole la cui  secrezione giallastra  è abbondate nel periodo degli amori.

 

o      La coda di forma cilindro – conica è ricoperta di piccole scaglie strette e allungate.

o       La colorazione varia, e non dipende solo dal gran numero delle specie e dagli incroci, ma anche ai cambiamenti dovuti alla crescita (colore prevalente: verde acceso).

             Lucertola

Ordine: Squamati

Famiglia:Sauri

Genere: lacerta

Specie: lacerta parados sicula campestris

                         

                        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Caratteristiche:

 

o       La lacerta  padaros  sicula campestris si trova in gran numero in Puglia

o       Dimensioni: oltre 25 cm.

o       Colorazione variabile, striscia vertebrale bruno – olivastra, come anche la parte superiore della testa e della coda .

o       I lati del corpo verdastri con puntini neri e biancastri.

o       L’ occhio è protetto da due palpebre mobili.

o       Possiede una terza palpebra, membrana nitidante, che ha il compito di tenere 

 

                       LA VIPERA COMUNE

 

Ordine:   Squamati

Famiglia: Ofidi

Genere:  Vipera

Specie:  Vipera aspis                                 

 

 

·       L’unico rettile italiano il cui veleno è pericoloso, talvolta mortale, è la vipera

·       La testa della vipera è più grossa del collo, è triangolare a causa della presenza dietro gli occhi delle ghiandole velenifere.

·       La coda  è molto più corta di quella degli altri serpenti: solo un sesto, nei maschi, e un ottavo, nelle femmine, della lunghezza totale, dalla punta del muso all’estremità della coda.

·       Le pupille sono verticali

·       Le placche cefaliche sono più piccole di quelle che ricoprono il resto del corpo.

·       La vipera è nel complesso più tozza degli altri serpenti, più cauta e lenta nello strisciare;

·       spesso resta immobile, o per avere inghiottito una grossa preda, il che esige una laboriosa digestione.

·       La vipera ASPIS è presente in tute le regioni italiane tranne che in Sardegna, dove non esistono specie velenose.

                       

 Il Cervone

 

Ordine: Squamati

Famiglia: Ofidi

Genere:  Elaphe

Famiglia: Elaphe quatuorlineata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Caratteristiche:

 

 

Ø     Grandi dimensioni (probabilmente è il più grosso d’Italia);

Ø     Lunghezza: 1,60 m – 2 m ( persino 2,40 cm);

Ø     Timido e mite, di fatti quando sorpreso fila via senza nemmeno tentare di aggredire;

Ø     La testa è più grossa e larga che negli altri serpenti italiani;

Ø     Un eventuale morso, pur non essendo tossico, risulta doloroso;

Ø     Le scaglie della gola accostate strettamente l’una all’altra, si distanziano notevolmente tra loro, se il rettile ingoia una grossa pietra;

Ø     Le scaglie del tronco sono alquanto grandi, di forma ovale o romboidale (negli adulti è presente una debole e sensibile carenatura);

Ø     Colorazione della pelle è uniforme di color paglierino, tendente a volte al verdino o all’arancio con piccole macchie scure ai lati dell’addome.

 

 

 Geco  di Kotschy

       

  Ordine:   Squamati

 Famiglia: Sauri

Genere:  Cyrtodactylus

Specie:  Cyrtodactylus kotschy.                                  

                                         

 

        Caratteristiche:

-         Fino a 10 cm di lunghezza, coda inclusa. È un geco dalle forme tipiche, piuttosto slanciato, con zampe e coda abbastanza snelle; da una certa distanza può assomigliare a una lucertola bruna. Sul dorso e sulla coda sono presenti tubercoli; le dita hanno un caratteristico aspetto nodoso. Colorazione variabile, di solito grigio o grigio-marrone con bande a forma di "A", incrociate e scure con bordo chiaro. Parti inferiori spesso gialle.   

-          Tipicamente abita zone sassose o rocciose aride, sul terreno tra le pietre, sui muri a secco, sulle pareti esterne degli edifici, su dirupi e talvolta tronchi d'albero. Non entra molto spesso nelle case. Spesso è parzialmente notturno almeno d'estate ma è regolarmente attivo durante il giorno nei periodi più freddi dell'anno. E’ presente, spesso lo è in numero notevole, e lo si incontra facilmente affiancato alle lucertole muraiole.

-           


 

        UCCELLI

 

 

CALANDRA

 

Calandra

 

FAMIGLIA: Allodole

GENERE: Melanocorypha

SPECIE: Melanocorypha Calandra

 

CARATTERISTICHE FISICHE:

 

·       Di forme tozze

·       Con becco grosso un poco ricurvo all’apice

·       Gli adulti hanno due evidenti macchie nere ai lati del collo ed il sotto ala nerastro bordato di bianco

·       Si ciba di semi e grani ed in estate anche di vari insetti

 

CALANDRELLA

                                                                                      

 

Ordine: Passeriformi

Famiglia: Allodole

Genere: Calandrella

Specie: Calandrella brachydactyla

Distribuzione in Italia: tutte le regioni escluse Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige

Alimentazione: insetti

Fenologia: nidificante, migratrice

 

Clicca per ingrandire

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  Calandrella: individuo con assenza completa di macchie scure ai lati del collo e con strie ai lati del petto     

  quasi assenti

  Calandrella, individuo tipico. Notare la tipica silhouette, il becco appuntito, l'assenza di proiezione alare e   

  le macchie scure ai lati del collo

ü    La Calandrella, generalmente presenta un disegno della testa piuttosto marcato e contrastante, con sopracciglio bianco o biancastro parecchio esteso ed evidente, e striature scure dietro e sotto l’occhio anch’esse piuttosto marcate.

ü    Il vertice è moderatamente striato, spesso con colore di fondo rossiccio, mentre la fronte e le copritrici auricolari sono uniformi, senza strie.

ü    Nella Calandrella normalmente sono presenti delle debolissime striature ai lati del collo che quasi sempre diventano più grossolane al centro a formare due distinte macchie scure di forma vagamente semilunare.

ü      La Calandrella ha una distribuzione tipicamente circunmediterranea, estendendosi poi verso Est dal mar Nero fino all’Asia centrale. E’ specie generalmente estiva, con solo pochi individui che si soffermano a svernare alle nostre latitudini, perlopiù in Grecia ed in Africa settentrionale. Frequenta invariabilmente ambienti xerici di pianura o di modesta altitudine, con vegetazione erbacea molto bassa e ampia presenza di terreno nudo, spesso in prossimità dell’acqua (bordi di laghi, rive di fiumi e anche dune costiere), ma può nidificare persino in aree più o meno intensamente coltivate.In Italia è ben distribuita al centro ed al sud, isole comprese; più scarsa e localizzata al nord.

                             UCCELLI

Falco Grillaio  

Casella di testo:

ORDINE:

RAPACI

FAMIGLIA:FALCONIDI

GENERE :FALCUS

SPECIE : Falcus Naumanni

·       Il falco grillaio è un rapace migratore.Arriva dall'Africa in primavera e vi ritorna in agosto. Si riproduce verso la fine di aprile quando depone le uova e fa spiccare il volo ai suoi pulcini verso fine luglio.

·       Gli esemplari maschi hanno il dorso color terra di Siena e con colori grigio e azzurro sulla coda e sul capo.

·       Presenta infine una fascia nera che si evidenzia ulteriormente in rapporto al colore bianco delle ali.

·        Le femmine sono di colore marrone di varie sfumature con macchie più o meno evidenti.

·       Il loro terreno di caccia è la distesa aspra e inospitale della Murgia e costruiscono i loro nidi nelle crepe dei precipizi, nelle pareti di roccia e stranamente nei centri abitati su edifici alti ma non certo sicuri.

·         La tutela di questo straordinario rapace è legata come sempre alla conservazione del suo habitat.

 

FALCO LANARIO

 

 

ORDINE: Rapaci

FAMIGLIA: Falconidi

GENERE: Falcus

SPECIE: Falcus Biarmicus

 

CARATERISTICHE FISICHE:

·       Falco di media taglia, ali lunghe e strette poco appuntite, coda lunga.

·       Nuca rossiccia e baffi sottili

·       Il peso può variare generalmente da 700-800 g nelle femmine e 500-600 g nei maschi.

·       Forte attitudine a cacciare in coppia.

ALMENTAZIONE:

·       Preda uccelli fino alle dimensioni di un piccione

HABITAT:

·       Adattato a condizioni climatiche anche aride, a zone vaste e calde aperte al pascolo.

 

         MAMMIFERI

 

 

Lepre Europea  

 

 

 

 

ORDINE: Lagomorfi (roditori)   

FAMIGLIA: Leporidae

GENERE: Lepus

SPECIE: Lepus Europaeus

 

 

 

CARATTERISTICHE FISICHE:

 

·       Lunghezza 48-70 cm, peso 2,5-7 kg;

·       Triangolo nero sulla punta delle orecchie;

·       Color ruggine sul petto e fianchi, più scura sul dorso con pelo lungo e riccio;

·       Zampe lunghe e grandi adatte al salto;

·        Coda di due tonalità: nera sopra e bianca sotto;

 

 

 

 

Faina
 

 

 

 

ORDINE: Mustelidi (corpo lungo, sottile e sinuoso, denti aguzzi)

FAMIGLIA: Mustelidae

GENERE: Martes

SPECIE: Martes Foina

 

 

CARATTERISTICHE FISICHE:

 

·       Lunghezza 42-48 cm, coda 26 cm

·       Statura piccola e zampe lunghe

·       Pelo lungo, folto e di color marrone con una macchia bianca a “bavaglino” sulla gola.

·       Testa a forma di cuneo

·       Coda pelosa

 

HABITAT:

 

·       Tipicamente solitario, costruisce la sua tana nelle crepe delle rocce, nei buchi degli alberi e nelle vecchie tane dei roditori.

·       Animale tipicamente notturno


 

 

Volpe
 

 

 

 

 

 

ORDINE: Carnivori (corpo snello, coda lunga e pelosa, muso allungato, orecchie grandi)                                                                                            

FAMIGLIA: Canidae

GENERE: Vulpes

SPECIE: Vulpes Vulpes

 

 

CARATTERISTICHE FISICHE:

 

·       Lunghezza 58-90 cm, coda 32-49 cm.

·       Il mantello va dal giallastro e dal rosso-ruggine al rosso-fioco.

·       Coda pelosa con la punta bianca.

·       Muso appuntito.

·       Orecchie appuntite nere sul lato superiore.

·       Ventre bianco.

·       Parte inferiore degli arti nera.

 

ALIMENTAZIONE:


 

Riccio  

 

 

 

 

ORDINE: Insettivori (piccoli con il muso allungato)

FAMIGLIA: Erinaceidae

GENERE: Erinaceus

SPECIE: Erinaceus Europaeus

 

CARATTERISTICHE FISICHE:

·       Lunghezza 22 – 27 cm

·       Corpo rotondeggiante ricoperto da spine corte e appuntite eccetto la testa, il ventre e gli arti

·       Colore uniforme grigio – bruno

·       Orecchie piccole Coda corta

 

HABITAT:

·       Di giorno si rifugia in un nido d’erba e foglie sotto un cespuglio, un tronco, in un’abitazione o in una vecchia tana

·       Di notte vaga per i parchi urbani, i giardini, le siepi, i campi e i boschi

 

ALIMENTAZIONE:

·       Insetti, uova di uccelli e carogne

 

Piante erbacee

 

                                              

 

Asfodelo

 Famiglia: Gigliacee

 Specie: Asphodelus albus

 Ordine:Asphodelus

 

Caratteristiche principali

Pianta erbacea, fornita di bulbo

Predilige terreni calcarei;

E’ costituita da un ciuffo di foglie lanceolate

di colore verde e da una fiorescenza di fiori bianchi stelleiformi.      

 

 

Pianta Erbacea

Caratteristiche principali

Rosa selvatica

Famiglia: Rosacee

Genere: Rosa

Specie: Rosa canina

 

 

o      Altezza da 3 a 20 dm;

o      Foglie ellittiche e dentate;

o      Fiori bianchi con lobi rosei;

o      Il frutto è di  color rossastro(bacca);

o      Pianta arbustiva;

o      Fiori regolari, solitari variamente riuniti in infiorescenza;

 

   

 

 

Pianta erbacea

Caratteristiche Principali

Croco

Famiglia: Iridacee

Genere: Crocus

Specie: Crocus Thomasi

 

o      Specie bulbosa alta 8 – 15 cm;

o      I fiori sono accompagnati da poche foglie lineari appena sporgenti durante la fioritura;

o      Ogni bulbo produce un fiore isolato o più raramente una coppia di fiori;

 

 

Pianta Erbacea

Caratteristiche Principali

Ferula

Famiglia: Apiacee;

Genere: Ferulago

Specie: Ferulago

 Campestris

 

o      Pianta erbacea, a fusti  cavo

   negli internodi, alta  1-2   

   metri;

o      Ombrella centrale a 25-40 raggi

o      Foglie alterne o basali, quasi sempre divise o sezionate;

o      Caratterizzata da fiori gialli

 

 

Pianta Erbacea

Caratteristiche Principali

Giaggiolo

Famiglia: Iridace

Genere: Iris

Specie: Iris pseudopumilia

 

 

o      Pianta perenne con foglie ordinate in due serie opposte che nascono alla base del rizoma;

o      L'infiorescenza è formata da 2-4 fiori di colore violaceo chiaro o quasi bianco.

 

 

 

 

Pianta Erbacea

Caratteristiche Principali

Orchidea

Famiglia: Orchidacee

Genere: Ophris

Specie: Ophris  Mateolana

 

 

 

o      Piante da bulbo;

o      Queste orchidee, hanno modellato il proprio ciclo vegetativo alle caratteristiche del clima mediterraneo, fiorendo in primavera e in autunno.         

 

 

 

 

Pianta Erbacea

Caratteristiche Principali

Asparago Selvatico

Famiglia:Gigiliacee

Genere:Asparagus

Specie: Asparagus acutifolius

 

o      Pianta perenne alta sino a 1,5 m, fusto legnoso, spesso più o meno lianoso e rampicante, in gioventù verde e striato;

o      Foglie aghiformi, rigide e pungenti, formanti fascette di 4-12;

o      Fiori minuscoli, peduncolati, di forma campanulata con 6 tepali di colore giallo-verde, fiorisce da agosto a settembre;

o      Il frutto è una bacca subsferica, verde poi nera a maturità.
 

 

          

 

ALBERI

 

 

 

Cerro Quercus cerris L.  

 

 

 

 

Angiosperme dicotiledoni
Famiglia: Fagaceae

 

 

 

 

·       È un albero che può raggiungere i 35 m di altezza. La chioma può avere varie forme, da piramidale a globosa.

·       Il tronco è eretto e sinuoso, la corteccia bruno-scura, ruvida e solcata.

·        Le foglie, decidue e semplici, lunghe circa 10 cm,  la foglia,caduca, è lobata con lobi acuminati all'apice; le ghiande ovoidali hanno cupola con squame lunghe e incurvate.

·       Tipica del cerro è la cupola (che accoglie la ghianda), con squame lunghe e fibrose.

·       Il cerro è una pianta piuttosto longeva, che raggiunge e supera i duecento anni di età, grazie ad una crescita piuttosto lenta. Sensibile al gelo tardivo e ai freddi prolungati, è mediamente esigente per la luce e la temperatura. 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

·       Di altezza variabile dai 10 ai 15 metri ed oltre, il fragno ha chiome globosa-espansa.

·       Le foglie, caduche, sono di colore verde brillante di forma ovato-oblunga con margine seghettato.

·       La ghianda, che matura al secondo anno, è di forma ovoidale di grandi dimensioni e protetta fino oltre la metà da una cupola con squame allungate e ricurve,

·       Il fragno è specie paleogeica transionica, testimonianza del collegamento di Età Miocenica tra Puglia e Penisola Balcanica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

·       Per la bellezza del suo portamento e per lo stretto endemismo esso è la pianta simbolo della Murgia sud-orientale. Bellissimi esemplari di notevole età sono osservabili nel parco di masseria Soria in località Marzagaglia.

 

"Leccio"(Quercus ilex L.)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

v   E’ un albero tipico del mediterraneo che può raggiungere i 20- 30 m. di altezza.

 

v   Ha portamento a corteccia grigia, la chioma è tondeggiante e sempreverde ampia e densa.

 

 

v   Il leccio cresce lungo tutte le coste del Mediterraneo.

         E’ possibile trovarlo fino a 600m.

 

v   Ha foglie simili a quelle della sughera, di forma coriacee e ovale.Questa quercia sempreverde è per lo più a portamento cespuglioso. Foglie e frutto il leccio ha chioma molto; le foglie, persistenti, di colore verde cupo nelle pagina superiore, hanno consistenza cuoiosa, forma ad apice molto acuto.

 

v   La ghianda, ovoidale, ha cupola con squame piccole ed appressate.

 

 

v   Il leccio è specie circummediterranea tipica del piano della macchia sempreverde.

 

v   Nel territorio gioiese è presente con sporadici esemplari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ordine: Rosales

famiglia: Rosacee

Genere: Pyrus

Specie: Pyrus amygdaliformis

 

 

·       Si può trovare come cespuglio o piccolo albero nei boschi aperti e soleggiati e nei terreni rocciosi, è poco ramificato e spinescente, i rami giovani sono ricoperti da una fitta peluria.

 

·       Le foglie sono decidue, lungamente picciolate e hanno forma che varia da strettamente lanceolata ad obovata, da giovani sono pubescenti come i rami.

 

·       I fiori sono riuniti in numero di 8-12 in infiorescenze ad ombrella, sono portati da peduncoli tomentosi e presentano 5 petali ellittici bianchi. La fioritura ha luogo in aprile-maggio.

 

·       I frutti sono delle piccole pere di 2-3 cm. di diametro portate da robusti peduncoli, di colore giallo-bruno e di sapore acidulo, in passato venivano messe a maturare sotto la paglia per essere poi consumate.

 

·       La notevole adattabilità di questa pianta ai terreni più rocciosi e poveri l'ha resa un ottimo portinnesto per le varietà di pero coltivate nei nostri ambienti.

 Oggi non viene più utilizzata per questo scopo né i suoi frutti sono più ritenuti appetibili, ma la sua rustica bellezza e la particolarità di avere foglie decidue tra piante che invece sono perlopiù sempreverdi, ce la rende molto cara e pregevole.

"Quercia Coccifera"  

 

 

 

 

 

 

Famiglia:  Fagacee

Genere:    Quercus

Specie:   Quercus coccifera

 

 

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ü    La quercia spinosa è un piccolo albero che solo raramente può raggiungere i 10 metri di altezza, lo si ritrova infatti, il più delle volte, sotto forma di arbusto cespuglioso e ramosissimo.

 

ü    Le foglie, persistenti, sono verde scuro con margini spinosi;

       la ghianda, ovata, ha cupola con squamette rigide ricoprente       

       solo il terzo superiore.

 

ü    È specie frugalissima sempreverde, diffusa nell'Europa sud-orientale.

"Roverella"  

 

 

Casella di testo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Famiglia: Fagace

Genere: : Quercus

Specie : Quercus pubescens

 

*   E’ un albero piuttosto grosso che appartiene al gruppo delle querce, con foglie caduche., alta fino a 20 m con corteccia grigio scura, fessurata in piccole placche ruvide. La chioma assume forma emisferica appiattita.

*   Le foglie, decidue e semplici, persistono sull’albero durante l’inverno; hanno forma lobata, lunghe 5-10 cm, pubescenti hanno picciolo breve (1 cm), e l’inserzione sui rami è alterna.

    La fioritura si ha fra aprile e maggio.

    I frutti sono ghiande ovali allungate, di 2 cm, con la cupola che  le ricopre fino alla metà.

 

*   È specie termofila xerofila. Il suo legno era molto utilizzato in passato per la produzione di carbone, non è raro  ancora oggi ritrovare nei boschi le radure circolari ove erano montate le carbonaie.

   

*   La Roverella è presente nei boschi cespugliosi aridi della zona sub mediterranea su terreni di natura calcarea.

 

 

 

Passeggiando nell'Alta Murgia  

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver studiato il territorio sul quale noi stessi viviamo inconsapevolmente, nonché quel territorio caratterizzante il cuore della Puglia, cioè l’Alta Murgia; è giunto il momento per noi di parlare dell’Alta Murgia in un modo molto più diretto dei precedenti.

 

 

Ø    L’espressione “Visita del parco dell’Alta Murgia”  è assai difficile da interpretare, in quanto non sia possibile visitarlo per intero, soprattutto entro certi limiti di tempo.

Così abbiamo deciso di visitarne una delle limitate aree boschive:

 

il BOSCO SCOPARELLA”.

 

 

 

 

Il bosco Scoparella, situato nel territorio del parco rurale dell’Alta Murgia, è senz’altro uno dei territori ricco d’interesse naturalistico che ospita alcune specie floreali e faunistiche endemiche e di notevole importanza.

Il territorio è frutto di un lungo processo di trasformazioni, tuttora in atto, attraverso i quali si è delineato un paesaggio di natura calcarea, esposto all’azione erosiva di piogge, e di forti sbalzi delle temperature, che nell’arco di tempi piuttosto estesi hanno generato, una vastissima piattaforma avente forma di quadrilatero allungato, ed una varietà di ambienti carsici come rilievi, depressioni, scarpate, gradoni e lame (solchi torrentizi di erosione). Data la sua posizione particolare, sia rispetto al mare che alle montagne, l’altopiano dell’Alta Murgia, le cui altezze variano da un minimo di 340m ad un massimo di 679m, è interessato da un clima particolare (accentuata ventilazione, estati piuttosto secche ed inverni alquanto rigidi) che permette la crescita di alcune piante rendendo questo paesaggio aspro e brullo.          

 

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E’ notevole inoltre, la presenza di piante “officinali”, cioè aventi effetti benefici sulla salute dell’ uomo.

Il percorso che abbiamo seguito, notando tutte queste caratteristiche, assume una forma ad anello, lungo il quale è stato possibile notare l’alternarsi di zone con basso tasso di biodiversità a zone ad alto tasso.

Tra le piante di cui abbiamo immediatamente sottolineato l’importanza, perché caratterizzanti questo territorio, sono lo “scopario”e la “ferula ”.

 

L’essenza principale del bosco e’ la  roverella, albero che predilige zone di natura calcarea della zona sub mediterranea. Vaste estensioni di bosco ceduo testimoniano il pericolo di tagli, che potrebbero distruggere questo patrimonio vegetale. Gli esemplari di alto fusto sono rari, tuttavia nel nostro percorso è possibile osservarne qualcuno incontrata all’inizio del percorso,comporta anche la presenza di muschi e licheni, veri e propri esseri viventi indice di aria pura e sana.

 

Oltre alle querce, abbiamo osservato piante che nel tempo hanno adottato particolari accorgimenti per poter sopravvivere, ad esempio piante con il bulbo, altri con le foglie ed altre velenose.

 

Durante il tragitto abbiamo notato facilmente zone senza alberi, caratterizzate dalla presenza dell’ Asfodelo, unica pianta di cui gli animali non si nutrono. Relativamente a queste zone, è importante sottolineare che ce ne sono molte,in quanto il pascolo usufruisce esageratamente dell’ ambiente a disposizione;cosicché l’ambiente si trasforma da macchia a gariga (elusivamente erbaccia).

 

Dopo circa 2 km di percorso, ci è stato possibile individuare, im quanto uno di fronte all’altro, un mungituro disposto di fronte ad uno Jazzo, detto “Jazzo del Diavolo”, attorno al quale si narra un’antica legenda relativamente alla comparsa del diavolo ai due pastori che risiedevano nello Jazzo.

Quest’ultimo assume una forma rettangolare, costruita con muri a secco molto alti al fine di impedire ad animali carnivori inferociti d’attaccare pecore. La parte superiore è ricoperta da una tettoia, al fine di tenere al caldo gli animali anche nella fredde giornate d’inverno. Inoltre c’è anche una costruzione  per consentire riposo ai pastori, detta “lamione”.

Bisogna infine dire che lo jazzo è un esempio dell’architettura relativa all’Alta Murgia,fondamentale punto di riferimento per la transumanza, fenomeno assai presente in quelle zone.

 

v   Il mungituro presente,è sempre costruito con muretti a secco, i quali sono una vera e propria fonte di vita indipendente, in quanto il processo notturno durante il quale la pietra, di cui il muretto è costituito,sprigiona il calore accumulato durante il giorno,che facendo scendere la temperatura, crea umidità permettendo la vita di esseri viventi di piccole dimensioni (licheni e insetti).

Il mungituro è costruito da un primo recinto circolare per le pecore da mungere, , seguito da una costruzione in pietra con una tettoia e suddivisa in tre stanzette, nelle quali venivano naturalmente munte tre pecore alla volta, e un secondo recinto circolare per le pecore già munte.

 

        In seguito a questi due elementi, prendendo la mulattiera all’interno del bosco, siamo saliti su una collina dalla quale ci è stato possibile osservare due ponti appartenenti all’Acquedotto Pugliese, i quali si affacciavano su una “grave”,che è una cavità verticale del terreno prodotta dal carsismo.

 

Al di sotto di tutta la strada, dopo l’acquedotto e la grave, scorrevano le tubature dell’ acquedotto. Lungo questa strada è stato possibile notare la presenza di boschi e non più di querceti.

 

Ø    Infine ci siamo allontanati di poco col pullman, cosicché, dove ci siamo fermati, ci è stato possibile notare dei boschi di Pino e Abete.

Naturalmente trattandosi di zone artificiali, in quanto in passato, sull’Alta Murgia è avvenuto una sorte di rimboschimento, a causa della presenza di zone deteriorate lì presenti.

Ø    Ciò crea all’interno del paesaggio una sorta di controsenso, così sarebbe opportuno permettere alla vegetazione del posto di ripopolare le zone artificiali ì, rendendo il territorio più naturale.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

J.Clutton     Mammiferi ed Fabbri

Pollunin       Guida ai fiori d’Europa  Ed Zanichelli

Rotolo        Rettili di Puglia  ed Schena

Ballasina    Anfibi d’Europa   ed Priuli& Verlucca

Sigismondi-Tedesco   Natura in Puglia  ed Adda

 

 

www.terredelmediterraneo.org/

www.itineraweb.com

www. torredinebbia.it

 

 

 

 

 

 

 Hanno  realizzato questa guida gli

ALUNNI DELLA 2 G dell’Istituto Tecnico Commerciale

“T. Fiore” sede di Modugno a.s. 2002-2003

sotto la guida della

Prof ssa Angela De Gennaro

Si ringrazia per la speciale collaborazione

il tecnico dell’aula Multimediale  sig. Francesco Loizzo