Piccola guida alla flora e fauna
Il territorio del Parco rurale
dell’Alta Murgia confina ad Ovest con
la Basilicata, a Nord-ovest con il Tavoliere, a Nord-est con il Mare Adriatico
e a Sud–est con la Murgia detta
sud-orientale
Quest’area è compresa nei territori
comunali di Andria, Corato, Ruvo di Puglia, Bitonto, Palo del Colle, Grumo
Appula, Altamura, Gravina, Spinazzola, Minervino Murge.
Una vastissima piattaforma
di calcare erosa e scavata dall’acqua, modificata profondamente dall’uomo,
eppure ricca di interesse naturalistico, l’Alta Murgia è stata più volte
definita il “cuore di pietra” della Puglia, terra che affascinò Federico II di
Svevia.
La durezza e l'aspetto, in
alcuni tratti quasi lunare, fanno sí che gli innumerevoli segni che
caratterizzano questo paesaggio si sottraggano ad uno sguardo superficiale.
Eppure l'Alta Murgia nasconde un paesaggio straordinario.Basta percorrere una
qualsiasi strada che attraversi l'Alta Murgia oppure andare a piedi dovunque
sull'altopiano, per rendersi conto della particolare configurazione spaziale
che garantisce ancora, tra l'altro, il diritto alla 'solitudine', bene sempre
più raro e prezioso nella nostra congestionata società.
Il paesaggio dell'Alta Murgia si presenta saturo di
una infinità di segni fisici e antropici, mutuamente interdipendenti, che
sanciscono un equilibrio secolare tra l'ambiente e l'attività agro-pastorale.
All'ignoto visitatore, perciò, oltre a consigliare la primavera - stagione in
cui germoglia una vegetazione tra le più interessanti del Mediterraneo - o
l'autunno - stagione in cui si cammina sull'Alta Murgia quasi con gli occhi, in
cerca dei famosi funghi cardoncelli - diremo anche di attendere, sempre in
quella ingrata giornata d'agosto, il vespro, per verificare come colori,
profumi, pietre e manufatti mutano il loro aspetto, quasi a garantire l'estrema
variabilità che caratterizza questo originale paesaggio agrario.
L’alta Murgia si
presenta come un territorio di forma rettangolare, simile ad un quadrilatero
allungato, che comprende circa 100.000 ha. É circondata dalla Fossa Bradanica la quale collega a sua volta le montagne lucane che si affacciano
sulla costa ionica.
Il paesaggio presenta deformazioni
di scarsa entità dovute da piegamenti e faglie corrispondenti a depressioni,
scarpate, gradoni, e solchi torrentizi di erosione chiamate lame. La presenza di
quest’ultimi causano una sorta di salti di
livello molto evidenti all’occhio del turista; al contrario,
la presenza di gradoni terrazzati,
è addolcita dall’azione marina.
I rilievi più alti sono
i rilievi di Monte Caccia (679
mt), e Torre Disperata (677 mt).
Per
la sua posizione strategica, sia
rispetto al mare che alle montagne, l'altopiano murgiano, le cui quote variano
da un minimo di 340 metri ad un massimo di 679 metri, è interessato da un clima
particolare: accentuata ventilazione, estati piuttosto secche ed inverni
moderatamente rigidi; condizioni che determinano l'alternarsi di due stagioni
favorevoli alla vegetazione, quali la primavera e l'autunno.
I
circa 60.000 ha della Murgia, sono costituiti da più tipi di pascoli, quali i
pascoli rocciosi, i pascoli cespugliati, pascoli arborati e garighe, mentre la
restante parte su un totale di circa 90.000 ha, è ricoperta da boschi cedui, di
interventi di riforestazione a conifere e infine coltivazione di cereali vari e
in particolare grano duro.Questi pascoli, sono la conseguenza di numerosi
disboscamenti dovuti dall’azione dell’uomo. Infatti, secondo statistica, il
paesaggio della Murgia risulta disboscato di circa il 90%. Oltre che per motivi
di pascolo, il disboscamento è stato dovuto per ovvie ragioni
economiche-mercantili, cioè sui possibili guadagni sulla vendita del
legno.
L’attuale aspetto vegetazionale dominante, e’
quello delle Steppe mediterranee. La
comparsa di questo ambiente è stata determinata dall’uomo, ma clima e fenomeni
carsici ne hanno favorito l’estensione. Laddove viene a mancare una copertura
arborea, il terreno è più facilmente soggetto all’azione di dilavamento
esercitata dalle acque piovane e dal vento per cui lo strato di roccia calcarea
viene alla luce. Nonostante tutti questi fattori limitanti, la natura, è stata
in grado di ricolonizzare, almeno in parte, un territorio spoglio, tanto che
oggi le Murge mostrano uno degli aspetti vegetazionali più interessanti della
Puglia.
Laddove nelle fratture e cavità delle
rocce si deposita una sufficiente quantità di terreno agrario, appaiono le
prime piante superiori le quali presentano numerosi adattamenti ad un ambiente
di vita molto difficile
- piante che hanno un bulbo sotterraneo nel quale
superano i difficili periodi climatici (Orchidee,
Urgitea, Asfodelo);
- piante dotate di foglie e fusti carnosi ricchi
di tessuti all’interno dei quali immagazzinano acqua (Sedum ),
- piante con lamina fogliare ridotta
(microfillia) che riduce al minimo le perdite d’acqua per evapotraspirazione (Pettine di Venere, Timo, Santoreggia );
- piante con foglie dotate di una ricca peluria
(tomentosità) sulle quali condensa l’acqua traspirata rallentando così le
ulteriori perdite (Borsa del Pastore),
- piante con caratteristiche di non appetibilità
per difendersi dal morso del bestiame mediante spine (cardo) o mediante sostanze tossiche (Ferula, Asfodelo),
- piante che
hanno ciclo annuale che prevede lo stadio di seme nel periodo climatico
critico, in particolare in estate (graminacee).
Tutte le piante del territorio
hanno modellato il proprio ciclo vegetativo alle caratteristiche climatiche
presentando due stagioni favorevoli separate da due periodi quiescienti.
E’ soprattutto l’avifauna
che ha colonizzato questi ambienti e sono circa una decina le specie ad esso
strettamente legate: tra di esse, alcune specie di alaudidi, piccoli
passeriformi, e inoltre, calandra, grillaio,
occhione, gallina prataiola.
Tra i mammiferi sono presenti la volpe, in grado di sfruttare tutti gli habitat, la donnola che pone la sua tana nei muretti a
secco, la faina, più rara delle due
specie precedenti. Dove è presente un sufficiente strato di terreno si
incontrano numerosi cumuli di terreno prodotti dall’attività della talpa e un piccolo mammifero caratteristico
delle aree aperte, l’arvicola di Savi, la
cui alimentazione è strettamente vegetariana. Tra gli anfibi sono da segnalare
la rana verde il tritone italiano e la biscia dal collare.
Altro aspetto
vegetazionale del territorio è rappresentato da lembi di Macchia Mediterranea, un consorzio vegetale caratterizzato da un denso strato arbustivo in cui
si perde l’individualità delle singole piante che sfuma in un complesso intrico
vegetale che lascia poco spazio persino alle specie erbacee. Dalla costa, la
macchia mediterranea risale le naturali vie di comunicazione con l’interno,
trovandosi sul fondo e sui fianchi di lame e gravine. Nei casi in cui le
condizioni microclimatiche, la pendenza, il substrato e la mano dell’uomo sono
state clementi, la macchia evolve nella Foresta temperata.
La specie arborea
più rappresentativa di questo tipo di bosco è la Roverella (Quercus pubescens,) .La vegetazione a Roverella forma
una fascia che abbraccia le cime più alte spingendosi sin oltre i 500 mt.
s.l.m., limite anche della coltura del mandorlo, confinando in basso con la
vegetazione di tipo mediterraneo dove comincia la coltura specializzata
dell’ulivo.
Le altre specie di
querce presenti sono il Fragno, che in verità è più diffuso nel territorio di
sud-est, il Cerro, la Quercia Spinosa, il Farnetto
e il Leccio.
Il Pino d’Aleppo e varie specie di Cipresso non presenti naturalmente in origine furono utilizzate, a partire dagli anni
venti, per rimboschire un’ampia superficie situata tra i comuni di Cassano e
Altamura; ma a distanza di settanta anni addentrandosi nel fitto della pineta
riesce difficile pensare di essere in un ambiente di Foresta
artificiale (rimboschimento) tanto il
bosco ha assunto un aspetto naturale. Specie esotiche, seguendo un’evoluzione
naturale, stanno lentamente scomparendo lasciando spazio al pino che a
sua volta comincia ad essere sostituito dalla formazione tipica dell’area, il
querceto a Roverella, Quercia Spinosa e Leccio.In questo tipo di bosco possiamo
trovare tra i mammiferi il tasso,
l’istrice,la volpe, la faina, e cinghiale.Non sono infrequenti tra i rettili
ramarri, cervoni, colubri, tartarughe terrestri,
vipere e scorzoni.
Nel corso degli anni il territorio murgiano ha
subito un lungo processo di trasformazione , attraverso il quale si è delineato
un "paesaggio" che esprime forme
culturalmente riconoscibili e che, a tutt'oggi, è caratterizzato da una
propria inconfondibile identità.
La civiltà rupestre Pugliese, lungo le lame, le
gravine e i solchi torrentizi nacque con la penetrazione dei monaci basiliani
provenienti dall’oriente. Tra il IX e XIV secolo d.C. furono realizzate molte
chiese rupestri e cappelle, a volte adornate da affreschi e decorazioni
parietali di notevole fattura.
Nel periodo normanno-svevo-angioino vennero
costruite invece, opere storico-architettoniche, quali Castel del Monte
, castello del Garagnone e quello di Gravina. Tra l'XI e il XVI
secolo sorsero e si svilupparono diversi casali o villaggi rurali, organizzati
in masserie e non.
Le poste e gli jazzi
Dal XV secolo i territori della Dogana delle
pecore di Puglia furono organizzati in locazioni e riposi collocati
nei luoghi più esposti a mezzogiorno e difese dalla tramontana.
Mungituro
Le strutture architettoniche destinate
all'allevamento ovino presero il nome di 'jazzi',
spesso costruiti, specialmente nelle zone più interne, gli jazzi affollano e
movimentano ancora oggi le distese sassose delle Murge.
Essi erano costituiti da un ampio recinto
suddiviso in scomparti; da stalle (lamioni); da abitazioni per gli operatori
consistenti in poche stanze e sempre corredate da tipici camini. E dal
mungituro, struttura costituita da una costruzione centrale di forma
generalmente quadrangolare, fornita di due aperture contrapposte comunicanti,
ognuna, con un recinto esterno di forma circolare.
Le masserie
A partire dall'XV secolo, e fino al XIX secolo
venne costruita una innumerevole serie di strutture e di manufatti a supporto
di un intenso sfruttamento pastorale-cerealicolo del territorio. È in questo
periodo che si forma, infatti, quella fitta maglia di masserie, poste, jazzi
che giungerà fino ai giorni nostri.
Tra la fine del XVII secolo e il XIX secolo le
masserie si posero gradualmente al centro della organizzazione degli estesi
latifondi in cui il territorio era diviso.
In genere non mancava quasi mai una chiesetta
per far si che i lavoratori non dovessero lasciare le campagne durante i lavori
stagionali, per le funzioni religiose festive. Molte di esse durante il XVI e
XVII secolo vennero munite di mura di cinta , torri merlate e caditoi con
funzione difensiva. Tra il XIX secolo e la prima metà del XX secolo molte
furono dotate di casino padronale. Molti gli accorgimenti usati per reperire e
conservare quel bene così raro rappresentato dall'acqua.
Gli altri elementi che costituivano la masseria
erano l'aia, le stalle, i depositi per gli attrezzi e le sementi e lo staturo
per la raccolta del letame. Attorno ad ogni masseria muri e chiusure
delimitavano quei piccoli spazi che contenevano quasi sempre colture ortive,
alberi da frutta (giardino), la para per le api e quant'altro poteva servire
all'autoconsumo dei massari o al piccolissimo commercio.
Spesso gli jazzi erano associati alle masserie ora
come strutture autonome e distaccate, ora come parte integrante delle stesse.
ROSPO SMERALDINO
FAMIGLIA:Bufonidi
SPECIE : Bufo viridis
1) Il
rospo smeraldino è piccolo con le femmine che raramente giungono a 10 cm.
2) Possiede
una caratteristica colorazione del dorso verde con macchie verdastre spesso
bordate di scuro
3) Emette
un verso alto, intenso e armonioso che ricorda il trillo del grillo
4) Predilige
ambienti sabbiosi e spesso vive nei centri abitati ove passa del tutto inosservato
5) Attivo
soprattutto di notte
ORDINE:
Anuri
FAMIGLIA:Bufonidi
GENERE:
Bufo
SPECIE
: Bufo bufo
|
Caratteristiche: ·
Ha una corporatura tozza e una pelle
dall’aspetto verrucoso ·
Il dorso ha una colorazione assai
variabile, tra il marrone - giallastro, il rossastro e il grigio-olivastro,
con macchie scure poco definite. ·
Dietro agli occhi sono ben evidenti due
grossi e lunghi rigonfiamenti contenenti ghiandole velenose. ·
Gli occhi sono sporgenti e la pupilla è
ellittica, disposta orizzontalmente. ·
Il maschio è lungo al massimo 10 cm
mentre la femmina non di rado supera i 15 cm. ·
In proporzione, il maschio ha zampe
anteriori più robuste. Il canto riproduttivo è un "oeck" non molto
sonoro. Le uova del rospo comune sono facilmente riconoscibili perché sono
contenute in lunghissimi cordoni gelatinosi; le larve, fino alla metamorfosi,
sono completamente nere. Habitat:.
Grazie alla pelle molto spessa può vivere anche in luoghi relativamente
aridi, talvolta a vari chilometri dall’acqua. Durante la notte è molto
vorace, si sposta alla ricerca di cibo: insetti, vermi e lumache. Di giorno
invece rimane nascosta nelle cavità del terreno, uscendo solo in caso di
pioggia. La pelle contiene una sostanza velenosa che può fuoriuscire ma,
contrariamente alle dicerie popolari, non può venire spruzzata.
Si riproduce in raccolte d’acqua di varia natura, anche
artificiali, ma soprattutto stagni e rive dei laghi. Ogni femmina depone fino
a 10.000 uova in un cordone gelatinoso lungo alcuni metri che viene fissato
alla vegetazione acquatica. Il rospo è ampiamente diffuso e piuttosto
comune; nelle zone ad agricoltura intensiva è però in forte regresso.
|
Classe Anfibi
Ordine Anuri
Famiglia Ranidae
Genere:
Rana
Specie: Rana
Esculenta
Descrizione:Dorso di solito verde, meno chiaro che in R.
lessonae.
-
Cosce con parti inferiori
marmoreggiate di giallo, più chiaro che in lessonae, e di nero; il giallo in
genere non si estende fino ai fianchi del corpo.
-
I sacchi vocali dei
maschi sono di solito biancastri,ma talora grigi.
-
L'abito nuziale dei
maschi in fregola presenta il dorso verde-giallastro, macchie dorsali scure
quasi invisibili, ventre più o meno biancastro.
Alimentazione:E' attiva di giorno e di notte e si nutre di
anellidi, molluschi, larve di insetti, crostacei, insetti vari.
Curiosità: Le
rane verdi usano le loro robuste gambe per raggiungere, con uno o più salti le
prede.
Classe Anfibi
Ordine Urodeli
Famiglia Salamandridi
Genere:
Triturus
Specie Triturus vulgaris
Ordine: Squamati
Famiglia : Sauri
Genere: Lucertola
Specie: Lucertola viridis
Caratteristiche:
o
Il più grosso sauro pugliese;
o
Si distingue dalla lucertola
per il colore, per le maggiori dimensioni e per la particolarità che facilmente
sfuggono all’osservatore;
o
Lunghezza media: 40 cm per i
maschi, 38 cm per la femmine;
o
Le parti superiori del corpo
sono ricoperte da placchette carenate;sotto la gola hanno un collaretto di
scaglie abbastanza grandi.
o
Su ogni femore, i ramarri hanno
da 13 a 23 pori collegati con ghiandole la cui
secrezione giallastra è
abbondate nel periodo degli amori.
o
La coda di forma cilindro –
conica è ricoperta di piccole scaglie strette e allungate.
o La colorazione varia, e non dipende solo dal gran numero delle
specie e dagli incroci, ma anche ai cambiamenti dovuti alla crescita (colore
prevalente: verde acceso).
Ordine: Squamati
Famiglia:Sauri
Genere: lacerta
Specie: lacerta parados sicula campestris

Caratteristiche:
o
La lacerta padaros
sicula campestris si trova in gran numero in Puglia
o
Dimensioni: oltre 25 cm.
o
Colorazione variabile, striscia
vertebrale bruno – olivastra, come anche la parte superiore della testa e della
coda .
o
I lati del corpo verdastri con
puntini neri e biancastri.
o
L’ occhio è protetto da due
palpebre mobili.
o Possiede una terza palpebra,
membrana nitidante, che ha il compito di tenere
·
L’unico rettile italiano il cui veleno è pericoloso, talvolta mortale,
è la vipera
·
La testa della vipera è più grossa del collo, è triangolare a causa
della presenza dietro gli occhi delle ghiandole velenifere.
·
La coda è molto più corta di
quella degli altri serpenti: solo un sesto, nei maschi, e un ottavo, nelle
femmine, della lunghezza totale, dalla punta del muso all’estremità della coda.
·
Le pupille sono verticali
·
Le placche cefaliche sono più piccole di quelle che ricoprono il resto
del corpo.
·
La vipera è nel complesso più tozza degli altri serpenti, più cauta e
lenta nello strisciare;
·
spesso resta immobile, o per avere inghiottito una grossa preda, il che
esige una laboriosa digestione.
·
La vipera ASPIS è presente in tute
le regioni italiane tranne che in Sardegna, dove non esistono specie velenose.
Ordine: Squamati
Famiglia: Ofidi
Genere: Elaphe
Famiglia: Elaphe quatuorlineata
Caratteristiche:
Ø
Grandi dimensioni
(probabilmente è il più grosso d’Italia);
Ø
Lunghezza: 1,60 m – 2 m (
persino 2,40 cm);
Ø
Timido e mite, di fatti
quando sorpreso fila via senza nemmeno tentare di aggredire;
Ø
La testa è più grossa e larga
che negli altri serpenti italiani;
Ø
Un eventuale morso, pur
non essendo tossico, risulta doloroso;
Ø
Le scaglie della gola
accostate strettamente l’una all’altra, si distanziano notevolmente tra loro,
se il rettile ingoia una grossa pietra;
Ø
Le scaglie del tronco sono
alquanto grandi, di forma ovale o romboidale (negli adulti è presente una
debole e sensibile carenatura);
Ø
Colorazione della pelle è
uniforme di color paglierino, tendente a volte al verdino o all’arancio con
piccole macchie scure ai lati dell’addome.
Genere: Cyrtodactylus
Specie: Cyrtodactylus kotschy.
Caratteristiche:
-
Fino
a 10 cm di lunghezza, coda inclusa. È un geco dalle forme tipiche, piuttosto
slanciato, con zampe e coda abbastanza snelle; da una certa distanza può
assomigliare a una lucertola bruna. Sul dorso e sulla coda sono presenti
tubercoli; le dita hanno un caratteristico aspetto nodoso. Colorazione
variabile, di solito grigio o grigio-marrone con bande a forma di
"A", incrociate e scure con bordo chiaro. Parti inferiori spesso
gialle.
-
Tipicamente
abita zone sassose o rocciose aride, sul terreno tra le pietre, sui muri a
secco, sulle pareti esterne degli edifici, su dirupi e talvolta tronchi
d'albero. Non entra molto spesso nelle case. Spesso è parzialmente notturno
almeno d'estate ma è regolarmente attivo durante il giorno nei periodi più
freddi dell'anno. E’ presente, spesso lo è in numero notevole, e lo si incontra
facilmente affiancato alle lucertole muraiole.
-
FAMIGLIA: Allodole
GENERE:
Melanocorypha
SPECIE: Melanocorypha Calandra
CARATTERISTICHE FISICHE:
·
Di forme tozze
·
Con becco grosso un poco ricurvo all’apice
·
Gli adulti hanno due evidenti macchie nere
ai lati del collo ed il sotto ala nerastro bordato di bianco
·
Si ciba di semi e grani ed in estate anche
di vari insetti
Ordine:
Passeriformi
Famiglia:
Allodole
Genere: Calandrella
Specie: Calandrella brachydactyla
Distribuzione in Italia: tutte le regioni escluse Valle d'Aosta e Trentino-Alto
Adige
Alimentazione: insetti
Fenologia: nidificante, migratrice
Calandrella: individuo con assenza completa di macchie
scure ai lati del collo e con strie ai lati del petto
quasi
assenti
Calandrella, individuo tipico. Notare la tipica
silhouette, il becco appuntito, l'assenza di proiezione alare e
le
macchie scure ai lati del collo
ü La
Calandrella, generalmente presenta un disegno della testa piuttosto marcato e
contrastante, con sopracciglio bianco o biancastro parecchio esteso ed
evidente, e striature scure dietro e sotto l’occhio anch’esse piuttosto
marcate.
ü Il
vertice è moderatamente striato, spesso con colore di fondo rossiccio, mentre
la fronte e le copritrici auricolari sono uniformi, senza strie.
ü Nella
Calandrella normalmente sono presenti delle debolissime striature ai lati del
collo che quasi sempre diventano più grossolane al centro a formare due
distinte macchie scure di forma vagamente semilunare.
ü
La Calandrella ha una distribuzione tipicamente
circunmediterranea, estendendosi poi verso Est dal mar Nero fino all’Asia
centrale. E’ specie generalmente estiva, con solo pochi individui che si
soffermano a svernare alle nostre latitudini, perlopiù in Grecia ed in Africa
settentrionale. Frequenta invariabilmente ambienti xerici di
pianura o di modesta altitudine, con vegetazione erbacea molto bassa e ampia
presenza di terreno nudo, spesso in prossimità dell’acqua (bordi di laghi, rive
di fiumi e anche dune costiere), ma può nidificare persino in aree più o meno
intensamente coltivate.In Italia è ben distribuita al centro ed al sud, isole
comprese; più scarsa e localizzata al nord.
UCCELLI
ORDINE:
RAPACI
FAMIGLIA:FALCONIDI
GENERE :FALCUS
SPECIE : Falcus Naumanni
· Il falco
grillaio è un rapace migratore.Arriva dall'Africa in primavera e vi ritorna in
agosto. Si riproduce verso la fine di aprile quando depone le uova e fa
spiccare il volo ai suoi pulcini verso fine luglio.
· Gli
esemplari maschi hanno il dorso color terra di Siena e con colori grigio e
azzurro sulla coda e sul capo.
· Presenta
infine una fascia nera che si evidenzia ulteriormente in rapporto al colore
bianco delle ali.
· Le femmine sono di colore marrone di varie
sfumature con macchie più o meno evidenti.
· Il loro
terreno di caccia è la distesa aspra e inospitale della Murgia e costruiscono i
loro nidi nelle crepe dei precipizi, nelle pareti di roccia e stranamente nei
centri abitati su edifici alti ma non certo sicuri.
·
La tutela di questo
straordinario rapace è legata come sempre alla conservazione del suo habitat.
ORDINE: Rapaci
FAMIGLIA: Falconidi
GENERE: Falcus
SPECIE: Falcus
Biarmicus
CARATERISTICHE FISICHE:
· Falco di media taglia, ali lunghe e strette poco appuntite, coda
lunga.
· Nuca rossiccia e baffi sottili
· Il peso può variare generalmente da 700-800 g nelle femmine e
500-600 g nei maschi.
· Forte attitudine a cacciare in coppia.
ALMENTAZIONE:
· Preda uccelli fino alle dimensioni di un piccione
HABITAT:
· Adattato a condizioni climatiche anche aride, a zone vaste e calde
aperte al pascolo.
CARATTERISTICHE FISICHE:
·
Lunghezza 48-70 cm, peso 2,5-7 kg;
·
Triangolo nero sulla punta delle orecchie;
·
Color ruggine sul petto e fianchi, più scura sul
dorso con pelo lungo e riccio;
·
Zampe lunghe e grandi adatte al salto;
·
Coda di due tonalità: nera sopra e bianca sotto;
ORDINE: Mustelidi (corpo
lungo, sottile e sinuoso, denti aguzzi)
FAMIGLIA: Mustelidae
GENERE: Martes
SPECIE: Martes Foina
CARATTERISTICHE FISICHE:
· Lunghezza
42-48 cm, coda 26 cm
· Statura
piccola e zampe lunghe
· Pelo
lungo, folto e di color marrone con una macchia bianca a “bavaglino” sulla
gola.
· Testa
a forma di cuneo
· Coda
pelosa
HABITAT:
· Tipicamente
solitario, costruisce la sua tana nelle crepe delle rocce, nei buchi degli
alberi e nelle vecchie tane dei roditori.
· Animale
tipicamente notturno
ORDINE: Carnivori (corpo snello, coda lunga e
pelosa, muso allungato, orecchie grandi)
FAMIGLIA: Canidae
GENERE: Vulpes
SPECIE: Vulpes
Vulpes
· Lunghezza
58-90 cm, coda 32-49 cm.
· Il
mantello va dal giallastro e dal rosso-ruggine al rosso-fioco.
· Coda
pelosa con la punta bianca.
· Muso
appuntito.
· Orecchie
appuntite nere sul lato superiore.
· Ventre
bianco.
· Parte
inferiore degli arti nera.
ALIMENTAZIONE:
ORDINE:
Insettivori (piccoli con il muso allungato)
FAMIGLIA: Erinaceidae
GENERE: Erinaceus
SPECIE:
Erinaceus Europaeus
CARATTERISTICHE FISICHE:
· Lunghezza
22 – 27 cm
· Corpo
rotondeggiante ricoperto da spine corte e appuntite eccetto la testa, il ventre
e gli arti
· Colore
uniforme grigio – bruno
· Orecchie
piccole Coda corta
HABITAT:
· Di
giorno si rifugia in un nido d’erba e foglie sotto un cespuglio, un tronco, in
un’abitazione o in una vecchia tana
· Di
notte vaga per i parchi urbani, i giardini, le siepi, i campi e i boschi
ALIMENTAZIONE:
· Insetti,
uova di uccelli e carogne
|
Pianta Erbacea |
Caratteristiche
Principali
|
|
Famiglia: Orchidacee Genere: Ophris Specie: Ophris Mateolana
|
o Piante da bulbo; o Queste orchidee, hanno
modellato il proprio ciclo vegetativo alle caratteristiche del clima
mediterraneo, fiorendo in primavera e in autunno. |
Angiosperme dicotiledoni
Famiglia: Fagaceae
·
È un albero che può raggiungere i 35 m di altezza.
La chioma può avere varie forme, da piramidale a globosa.
·
Il tronco è eretto e sinuoso, la corteccia
bruno-scura, ruvida e solcata.
·
Le foglie,
decidue e semplici, lunghe circa 10 cm, la foglia,caduca, è lobata con lobi acuminati
all'apice; le ghiande ovoidali hanno cupola con squame lunghe e incurvate.
·
Tipica del cerro è la cupola (che accoglie la
ghianda), con squame lunghe e fibrose.
·
Il cerro è una pianta piuttosto longeva, che
raggiunge e supera i duecento anni di età, grazie ad una crescita piuttosto
lenta. Sensibile al gelo tardivo e ai
freddi prolungati, è mediamente esigente per la luce e la temperatura.
· Di altezza variabile dai 10 ai 15
metri ed oltre, il fragno ha chiome globosa-espansa.
· Le foglie, caduche, sono di colore
verde brillante di forma ovato-oblunga con margine seghettato.
· La ghianda, che matura al secondo
anno, è di forma ovoidale di grandi dimensioni e protetta fino oltre la metà da
una cupola con squame allungate e ricurve,
· Il fragno è specie paleogeica
transionica, testimonianza del collegamento di Età Miocenica tra Puglia e
Penisola Balcanica.
· Per la bellezza del suo portamento
e per lo stretto endemismo esso è la pianta simbolo della Murgia sud-orientale.
Bellissimi esemplari di notevole età sono osservabili nel parco di masseria
Soria in località Marzagaglia.
v
E’ un albero tipico del mediterraneo che può
raggiungere i 20- 30 m. di altezza.
v
Ha portamento a corteccia grigia, la chioma è
tondeggiante e sempreverde ampia e densa.
v
Il leccio cresce lungo tutte le coste del
Mediterraneo.
E’
possibile trovarlo fino a 600m.
v
Ha foglie simili a quelle della sughera, di forma
coriacee e ovale.Questa quercia sempreverde è per lo più a portamento
cespuglioso. Foglie e frutto il leccio ha chioma molto; le foglie,
persistenti, di colore verde cupo nelle pagina superiore, hanno consistenza
cuoiosa, forma ad apice molto acuto.
v
La ghianda, ovoidale, ha cupola con squame piccole
ed appressate.
v
Il leccio è specie circummediterranea tipica del
piano della macchia sempreverde.
v
Nel territorio gioiese è presente con sporadici
esemplari.
Ordine: Rosales
famiglia: Rosacee
Genere: Pyrus
Specie: Pyrus amygdaliformis
· Si può trovare come cespuglio o piccolo albero nei
boschi aperti e soleggiati e nei terreni rocciosi, è poco ramificato e
spinescente, i rami giovani sono ricoperti da una fitta peluria.
· Le foglie sono decidue, lungamente picciolate e
hanno forma che varia da strettamente lanceolata ad obovata, da giovani sono
pubescenti come i rami.
· I fiori sono riuniti in numero di 8-12 in
infiorescenze ad ombrella, sono portati da peduncoli tomentosi e presentano 5
petali ellittici bianchi. La fioritura ha luogo in aprile-maggio.
·
I
frutti sono delle piccole pere di 2-3 cm. di diametro portate da robusti
peduncoli, di colore giallo-bruno e di sapore acidulo, in passato venivano messe
a maturare sotto la paglia per essere poi consumate.
· La notevole adattabilità di questa pianta ai
terreni più rocciosi e poveri l'ha resa un ottimo portinnesto per le varietà di
pero coltivate nei nostri ambienti.
Oggi non viene più utilizzata per questo
scopo né i suoi frutti sono più ritenuti appetibili, ma la sua rustica bellezza
e la particolarità di avere foglie decidue tra piante che invece sono perlopiù
sempreverdi, ce la rende molto cara e pregevole.
Famiglia: Fagacee
Genere: Quercus
Specie: Quercus
coccifera
.
ü La quercia spinosa è un
piccolo albero che solo raramente può raggiungere i 10 metri di altezza, lo si
ritrova infatti, il più delle volte, sotto forma di arbusto cespuglioso e
ramosissimo.
ü
Le foglie, persistenti, sono verde scuro con
margini spinosi;
la
ghianda, ovata, ha cupola con squamette rigide ricoprente
solo il terzo superiore.
ü È
specie frugalissima sempreverde, diffusa nell'Europa sud-orientale.

Famiglia: Fagace
Genere: : Quercus
Specie :
Quercus pubescens
E’ un albero piuttosto grosso che appartiene
al gruppo delle querce, con foglie caduche., alta fino a 20 m con corteccia
grigio scura, fessurata in piccole placche ruvide. La
chioma assume forma emisferica appiattita.
Le foglie, decidue e semplici,
persistono sull’albero durante l’inverno; hanno forma lobata, lunghe 5-10
cm, pubescenti hanno picciolo breve (1 cm), e l’inserzione sui rami è alterna.
La fioritura si ha fra aprile e maggio.
I frutti sono
ghiande ovali allungate, di 2 cm, con la cupola che le ricopre fino alla metà.
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Dopo aver
studiato il territorio sul quale noi stessi viviamo inconsapevolmente, nonché
quel territorio caratterizzante il cuore della Puglia, cioè l’Alta Murgia; è
giunto il momento per noi di parlare dell’Alta Murgia in un modo molto più
diretto dei precedenti.
Ø L’espressione “Visita del parco
dell’Alta Murgia” è assai difficile da
interpretare, in quanto non sia possibile visitarlo per intero, soprattutto
entro certi limiti di tempo.
Così
abbiamo deciso di visitarne una delle limitate aree boschive:
il “BOSCO SCOPARELLA”.
Il bosco Scoparella, situato nel territorio del
parco rurale dell’Alta Murgia, è senz’altro uno dei territori ricco d’interesse
naturalistico che ospita alcune specie floreali e faunistiche endemiche e di
notevole importanza.
Il territorio è frutto di un lungo processo di
trasformazioni, tuttora in atto, attraverso i quali si è delineato un paesaggio
di natura calcarea, esposto all’azione erosiva di piogge, e di forti sbalzi
delle temperature, che nell’arco di tempi piuttosto estesi hanno generato, una
vastissima piattaforma avente forma di quadrilatero allungato, ed una varietà
di ambienti carsici come rilievi, depressioni, scarpate, gradoni e lame (solchi
torrentizi di erosione). Data la sua posizione particolare, sia rispetto al
mare che alle montagne, l’altopiano dell’Alta Murgia, le cui altezze variano da
un minimo di 340m ad un massimo di 679m, è interessato da un clima particolare
(accentuata ventilazione, estati piuttosto secche ed inverni alquanto rigidi)
che permette la crescita di alcune piante rendendo questo paesaggio aspro e
brullo.
.
E’
notevole inoltre, la presenza di piante “officinali”, cioè aventi
effetti benefici sulla salute dell’ uomo.
Il
percorso che abbiamo seguito, notando tutte queste caratteristiche, assume una
forma ad anello, lungo il quale è stato possibile notare l’alternarsi di
zone con basso tasso di biodiversità a zone ad alto tasso.
Tra le
piante di cui abbiamo immediatamente sottolineato l’importanza, perché
caratterizzanti questo territorio, sono lo “scopario”e la “ferula ”.
L’essenza
principale del bosco e’ la roverella,
albero che predilige
zone di natura calcarea della zona sub mediterranea. Vaste estensioni di bosco
ceduo testimoniano il pericolo di tagli, che potrebbero distruggere questo
patrimonio vegetale. Gli esemplari di alto fusto sono rari, tuttavia nel nostro
percorso è possibile osservarne qualcuno incontrata all’inizio del
percorso,comporta anche la presenza di muschi e licheni, veri e propri esseri
viventi indice di aria pura e sana.
Oltre alle
querce, abbiamo osservato piante che nel tempo hanno adottato particolari
accorgimenti per poter sopravvivere, ad esempio piante con il bulbo, altri con
le foglie ed altre velenose.
Durante il
tragitto abbiamo notato facilmente zone senza alberi, caratterizzate dalla
presenza dell’ Asfodelo, unica pianta di cui gli animali non si
nutrono. Relativamente a queste zone, è importante sottolineare che ce ne sono
molte,in quanto il pascolo usufruisce esageratamente dell’ ambiente a disposizione;cosicché
l’ambiente si trasforma da macchia a gariga (elusivamente erbaccia).
Dopo circa
2 km di percorso, ci è stato possibile individuare, im quanto uno di fronte
all’altro, un mungituro disposto di fronte ad uno Jazzo, detto “Jazzo
del Diavolo”, attorno al quale si narra un’antica legenda relativamente
alla comparsa del diavolo ai due pastori che risiedevano nello Jazzo.
Quest’ultimo
assume una forma rettangolare, costruita con muri a secco molto alti al fine di
impedire ad animali carnivori inferociti d’attaccare pecore. La parte superiore
è ricoperta da una tettoia, al fine di tenere al caldo gli animali anche nella
fredde giornate d’inverno. Inoltre c’è anche una costruzione per consentire riposo ai pastori, detta “lamione”.
Bisogna
infine dire che lo jazzo è un esempio dell’architettura relativa all’Alta
Murgia,fondamentale punto di riferimento per la transumanza, fenomeno assai
presente in quelle zone.
v Il mungituro presente,è sempre
costruito con muretti a secco, i quali sono una vera e propria fonte di vita
indipendente, in quanto il processo notturno durante il quale la pietra, di cui
il muretto è costituito,sprigiona il calore accumulato durante il giorno,che
facendo scendere la temperatura, crea umidità permettendo la vita di esseri
viventi di piccole dimensioni (licheni e insetti).
Il mungituro è costruito da un primo recinto circolare per
le pecore da mungere, , seguito da una costruzione in pietra con una tettoia e
suddivisa in tre stanzette, nelle quali venivano naturalmente munte tre pecore
alla volta, e un secondo recinto circolare per le pecore già munte.
In seguito a questi due elementi,
prendendo la mulattiera all’interno del bosco, siamo saliti su una collina
dalla quale ci è stato possibile osservare due ponti appartenenti
all’Acquedotto Pugliese, i quali si affacciavano su una “grave”,che è una
cavità verticale del terreno prodotta dal carsismo.
Al di
sotto di tutta la strada, dopo l’acquedotto e la grave, scorrevano le tubature
dell’ acquedotto. Lungo questa strada è stato possibile notare la presenza di
boschi e non più di querceti.
Ø Infine ci siamo allontanati di poco
col pullman, cosicché, dove ci siamo fermati, ci è stato possibile notare dei
boschi di Pino e Abete.
Naturalmente trattandosi di zone artificiali, in quanto in passato, sull’Alta Murgia è avvenuto una sorte di rimboschimento, a causa della presenza di zone deteriorate lì presenti.
Ø
Ciò
crea all’interno del paesaggio una sorta di controsenso, così sarebbe opportuno
permettere alla vegetazione del posto di ripopolare le zone artificiali ì,
rendendo il territorio più naturale.
BIBLIOGRAFIA
J.Clutton
Mammiferi ed Fabbri
Pollunin
Guida ai fiori d’Europa Ed
Zanichelli
Rotolo
Rettili di Puglia ed Schena
Ballasina
Anfibi d’Europa ed Priuli&
Verlucca
Sigismondi-Tedesco Natura in Puglia ed Adda
www.terredelmediterraneo.org/
www.itineraweb.com
www. torredinebbia.it
Hanno realizzato questa guida gli
ALUNNI DELLA 2 G
dell’Istituto Tecnico Commerciale
“T. Fiore” sede di Modugno a.s. 2002-2003
sotto la guida della
Prof ssa Angela De Gennaro
Si ringrazia per la speciale collaborazione
il tecnico dell’aula Multimediale sig. Francesco Loizzo